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giovedì 2 aprile 2015

Danza Kachāshī


Il Kachāshī è una danza popolare Giapponese nata a Okinawa e è molto utilizzata per festeggiare celebrazioni di tipo matrimoniale e in occasioni di vittoria di gare o elezioni pubbliche. La danza viene accompagnata tradizionalmente dal sanshin, da un tamburo, e da un fischio provocato con le dita chiamato yubi-bue.  La danza viene praticata con le mani per aria, le donne con il palmo e gli uomini con il pugni. Le mani si alternano in una spinta e una trazione con movimenti su e giù elittici. I movimenti son molto difficili da fare senza alcuna esperienza e senza allenamento. I movimenti son improvvisati, mentre le gambe son piegate leggermente e alternativamente si sollevano e si abbassano i piedi al ritmo della musica. Sotto un video esempio:


venerdì 11 luglio 2014

Danza Cariñosa



Questa danza di origine spagnola è stata introdotta nelle isole Filippine (in particolar modo nell’isola di Panay) tramite la colonizzazione. La danza è collegata ad alcuni balli come il bolero e il Jarabe Tapatio. In origine, il cariñosa si ballava con il vestito Maria Clara e Barong Tagalog perché in loro si rispecchiava la danza spagnola. Tuttavia il popolo filippino dopo avere assimilato e  imitato questa danza svilupparono un loro stile con un tipo di costumi nuovi indossando  il kimona patadyong (abito locale) e Camisa de chino (camicia bianca), rivelando così il loro nazionalismo paesano, e elaborarono altri passi di danza. Purtroppo  la musica non cambiò affatto e rivela ancora tutta l’influenza spagnola. La musica è formata da un ritmo di  3/4 come in alcuni balli spagnoli, usando strumenti come mandolini , chitarre , bassi , percussioni e banjo. La danza è considerata romantica e affettuosa prestandosi bene al ballo di coppia, e con l’aiuto di un ventaglio o di un fazzoletto la scena da ballo diventa ancor più romantica.


mercoledì 13 novembre 2013

La Danza della Melaya




Questa danza, ossia danza del velo arrotolato o detta anche danza alessandrina per via del luogo dove è nata, è di carattere folkloristico ed è molto allegra e gioiosa. La melaya è di norma un velo scuro nero pesante che fungeva anche da mantello, quindi molto diverso da quello usato per la danza con il velo. L’abito usato dalla ballerina solitamente lungo e molto colorato  è chiamato gallabyya, si usa anche un fazzoletto adornato con ponpon messo sulla testa. La caratteristica di questo ballo consiste nell’imitazione da parte della ballerina, di una donna  che giocando con la melaya  si scopre e  ricopre il corpo sorridendo e ammiccando in modo  “civettevole”. La ballerina quindi deve essere molto abile nell’avvolgimento della melaya attorno al corpo e deve evidenziare di volta in volta il bacino, le spalle, i passi, gli occhi, il volto ,mentre le mani reggono lo scialle. Questa danza nasce per attirare l’uomo in una forma di corteggiamento seducente dove l’uomo è attratto dalla donna ma la donna fa la preziosa davanti alle sue avance.




martedì 15 ottobre 2013

Danza del ventre con il tamburello




La danza con il tamburello, probabilmente ha delle influenze zingare. Il tamburello usato è di origine araba e si chiama riq e diversamente dai Sagat, che vengono suonati proprio come strumenti musicali, la danzatrice si limita a battere il tempo contro alcune parti del corpo (mano ,anca, spalla). Così facendo riesce a esaltare il movimento con il suono e il ritmo della musica. Questa danza predilige una musica allegra perchè è una danza nata dalla venerazione della dea Iaset, quinti è una danza vivace e solare, infatti per questa danza la danzatrice dovrebbe scegliere colori brillanti per i suoi vestiti. Il vestiario è composto da una gonna,una fascia,2 bracciali, e dei veli.
Qui sotto un video esempio con i tamburelli e i veli:

martedì 24 settembre 2013

La danza del ventre con il bastone






La danza con il bastone trova origini nell’antico Egitto nella regione del Sa’id, da qui infatti prende il nome di danza Saidi. La danza risale ad almeno 2000 anni prima di Cristo, la datazione avviene grazie ai reperti archeologi raffiguranti un antica arte marziale maschile praticata con lunghi bastoni di bambù chiamata Tahtib. Quest’arte marziale con il passare dei secoli si è trasformata nella danza Saidi dove i bastoni non devono più toccare l’avversario ma solo sfiorarlo. Ci son anche dei salti che son molto caratteristici di questo stile di danza.. Il bastone spesso viene fatto roteare in aria e poi battuto energicamente a terra rispettando il ritmo musicale. La Danza del ventre femminile col il bastone ha preso quindi dall’arte marziale antica riadattandosi agli inizi del Novecento sui palcoscenici e cabaret e divenendo la Raqs el Assaya ovvero danza con il bastone. Questa danza rielaborata secondo soprattutto le esigenze delle donne, contrappone  movimenti decisi e di forza con anche dei salti come la danza Said, a movimenti  più graziati tipici della danza del ventre con gli otto e cerchi con il bacino. Una donna così può imitare burlescamente le movenze della danza said, diventando così una danza più civettuola, gogliardica e divertente.




L’abbigliamento di questa danza è caratterizzato da una tunica chiamata galabeya indossata dagli uomini sopra a dei  ampi pantaloni, mentre le donne usano pantaloni più stretti per mettere in risalto i fianchi sui quali è stretta una cinta che mette in risalto i movimenti del bacino. In testa le donne portano un foular mentre gli uomini un turbante. Anche sui bastoni troviamo differenze tra uomini e donne, il bastone maschile è composto da un canna di bambù piuttosto grossa , mentre le donne utilizzano una canna più semplice o un bastone a uncino che può essere anche decorato con paillettes e strass.


La musica invece che accompagna la danza è ovviamente di ritmo saidi, che però spazia anche nella musica moderna araba detta habibi music.Nella musica tradizionale, l’inizio di solito è composto da uno strumento il mizmar (strumento a fiato) , a seguire con il taqsim e infine con le percussione con un ritmo molto deciso che si abbina molto con i salti tipici della danza e la gestualità del bastone.


Mizmar



martedì 17 settembre 2013

Danza orientale con i Sagat



I cimbali detti anche sagat in arabo e zill in turco , son strumenti molto antichi risalenti all’800 A.C. . Son strumenti a percussione composti da due dischi metallici (di ottono, bronzo, rame o argento),  appartenenti alla famiglia degli idiofoni (strumenti dove il suono è prodotto dallo stesso materiale senza aggiunta di altri componenti).  Al centro son sbalzati a creare una piccola rientranza sulla quale nella parte esteriore viene applicato un piccolo elastico o un cordino da legare al dito.  Un disco và applicato al pollice e un altro al medio tra l’unghia e l’ultima articolazione faringea. Il loro suono è caratterizzato dalla percussione del disco del pollice su quello del medio, producendo un suono squillante a seconda del materiale e la grandezza dei dischi. Questi strumenti si diffusero molto nel nord africa fino al tibet. Questi strumenti son utilizzati come accompagnamento della musica o come mezzo per scandire il tempo, e son stati utilizzati soprattutto dalle zingare egizie Ghawazi (v. stili di danza orientale)




Vi allego un video che meglio rappresenta il suono e l'utilizzo di questo strumento:




lunedì 26 agosto 2013

Sviluppo della danza orientale





Nei villaggi algerine, la danzatrice professionista è CHATTAHA. Dei popoli nomadi di Oulad Nail, Qui abbiamo grande nomi El Hasnawia, Jamila Atabou, Warda Chawuiya, Saliha , Taous, Khoukha Che hanno avuto un successo notevole in Siria e soprattutto in Egitto. La maestra di Samia Gamal è stata Khoukha di origine algerina in preciso da Orano la città di Cheikha Rimiti.
La bibliografia di riferimento, si basa prevalentemente sulle opere redatte dai "visitatori" occidentali che nel secolo scorso esplorarono, avidi di sapere un mondo straordinario ed a loro quasi sconosciuto. L'opera che a mio avviso costituisce la pietra miliare sulle "riscoperte" per uno studio delle tradizioni culturali dell'Egitto è sicuramente quella dell'inglese Eduard W. Lane. In questa opera un vero spaccato di vita sociale sono riportate utilissime informazioni sulla vita quotidiana in Egitto ai primi dell'Ottocento. Relativamente alla specifica trattazione, sulle danzatrici Ghawazee, esistono però diverse interpretazioni che, messe in relazione con altri testi dello stesso periodo, creano non poca confusione. Il punto in questione è rappresentato dalla confusione che nasce dalle due contemporanee ma ben distinte figure professionali quali le Almeh e le Ghawazee. Le prime, come già ampiamente descritto nella sezione a loro dedicata "Musica, canto e danza delle Almeh d'Egitto" a differenza delle Ghawazee, come appartenenti ad una più elevata classe sociale non erano solite esibirsi in rappresentazioni pubbliche e di strada. Cosa questa invece ampiamente frequente nelle narrazioni e gli incontri spesso riportati nelle bibliografie classiche di riferimento. Le Ghawazee
Senza approfondire troppo l'argomento vista la complessità, le contraddittorie e poco certe fonti di provenienza credo sia più logico accennare solo per grandi linee alle ipotesi formulate in merito alla presenza delle Ghawazee, come di altre popolazioni nomadi sia nel bacino del Mediterraneo che in Europa. Alcune teorie formulano l'ipotesi di una grande migrazione costituita da un possibile unico ceppo etnico ma linguisticamente diverso che abbandonando le regioni dell'Asia centrale mosse su direttrici diverse. Uno in direzione della penisola Arabica, con la successiva penetrazione nel territorio Nord Africano e forse attraverso questo proseguì l'accesso in Europa attraverso la Spagna.(Il nome inglese "Gipsy" e quello Spagnolo "Gitano", hanno infatti per lungo tempo fatto pensare alla possibile provenienza degli "zingari" dal territorio Egiziano - cosa anche questa ancora da dimostrare)
Un altro flusso, spostandosi invece verso le coste dell'Anatolia, risalì i Balcani per raggiungere il cuore dell'Europa Centrale. In questo caso la presenza di Zingari detti "Cingene" in territorio Turco è databile intorno al XII secolo e le successive migrazioni verso l' Europa centrale vengono indicate intorno al 1300.
A differenza di altre popolazioni zingare quali i cingene dei quali esistono ben documentate tracce della loro presenza durante la originaria espansione dell'Impero Ottomano, in quanto oltre che ad essere presentii nella vita sociale, facevano anche parte delle regolari truppe militari impegnate contro gli eserciti Cristiani, delle citate Ghawazee si hanno invece notizie molto più tarde e documentate solo a partire dalla fine del XVII secolo. Dal periodo della spedizione Napoleonica (1798) in poi, la presenza delle "Ghawazee" diviene sempre più ricorrente ed a loro si attribuisce la più viva tradizione popolare Egiziana nel settore della Danza.
Con l'arrivo delle truppe Napoleoniche al Cairo, come gia ampiamente illustrato, l'altra categoria di Danzatrici-musiciste, le Almee, abbandonò i luoghi di origine per non esibirsi alla presenza di un pubblico invasore e principalmente maschile. Questa condizione invece non turbò affatto le Ghawazee che contrariamente alle prime e per tradizione artiste di strada, familiarizzarono con le truppe Francesi. Lo stretto contatto con le truppe militari fu anche segnato da terribili episodi che portarono al conseguente allontanamento delle troppo "disponibili" danzatrici dalla città del Cairo.
Quattrocento Ghawazee furono "giustiziate" (decapitate e gettate nel Nilo) allo scopo di dare un esempio al fine di sedare i ripetuti incidenti che si verificavano tra le truppe. Questo atto di terribile "barbarie" legittimato dai generali francesi portò gradualmente tali personaggi, ritenuti scomodi ed indecorosi, agli occhi dell'invasore occidentale, verso l'allontanamento dai grandi centri. La "sorte" delle Ghawazee, ed il loro definitivo allontanamento dalla vita e le rappresentazioni nei grandi centri urbani quali Il Cairo, venne segnata dall'allora reggente Muhammed Ali, che nel 1834 ne ordinò l'allontanamento immediato verso le campagne e le città del sud, infliggendo pene severissime a chiunque contravvenisse al divieto imposto.
Di questa particolare condizione, creatasi assai fortunosamente, a trarne gran vantaggio furono i "Kocek (danzatori uomini, che in abiti femminili interpretavano danze e ruoli destinati alle donne), banditi anche loro nello stesso periodo per motivi di ordine pubblico dalla vicina Turchia dal Sultano Mahmut II. Quando, gli esuli "Kocek" arrivarono in Egitto si integrarono con un'altra schiera di danzatori "simili" e già presenti in Egitto, conosciuti con il nome di "Khawals". La presenza dei Khawals egiziani è stata anche documentata dallo scrittore E. W. Lane nel suo già citato testo. Questi nuovi "particolari" soggetti, i Kocek, furono rapidamente accettati, in quanto assai raffinati nel vestire, dai modi gentili e padroni nell'arte della danza, si integrarono ed a volte sostituirono le danzatrici Ghawazee allontanate dalle aree metropolitane. Non è poi affatto raro che in questo stesso periodo alcuni dei numerosi visitatori occidentali abbiano assistito a spettacoli di danza eseguiti da uomini credendoli delle "autentiche" danzatrici egiziane. Una analoga circostanza è anche descritta nel libro del 1929, The Woman of Cairo, dallo scrittore G. de Nerval che fu incredulo e stupefatto spettatore di uno spettacolo simile.
La condizione sociale delle Ghawazee, risulta dalle informazioni in nostro possesso, simile a quella di tutte le popolazioni "zingare", una vita prevalentemente relegata ai bordi delle società così dette più evolute. Anche in questo caso vale a dire nell'Egitto del XVIII secolo valeva la stessa regola e le Ghawazee appartenenti alla schiera delle tribù nomadi, viveva al di fuori dei grandi centri urbani in accampamenti provvisori. Distinguendosi dall'atra più "rispettabile" categoria quella delle Almee, le rappresentazioni delle Ghawazee, spontanee manifestazioni di strada, si avvalevano spesso,della collaborazione dei componenti maschile della tribù per l'accompagnamento musicale.
La discutibile "cattiva" reputazione di cui godevano tali danzatrici, malviste anche dagli esponenti religiosi, impediva loro l'accesso ai riservati Harem ed era ritenuto sconveniente, ospitare una "zingara" nella propria abitazione. Anche se in molte celebrazioni, quali matrimoni, circoncisioni ecc, veniva loro concesso di esibirsi ma quasi sempre in luoghi all'aperto. La reputazione delle Ghawazee non è di molto dissimile da quella che accomuna le Ouled Nail al pari di Danzatrici-prostitute.
La presenza iconografica di cui siamo in possesso, permette come già accennato, di porre l'attenzione anche su quelle che sono le caratteristiche sia del vestiario che della danza. In merito all'abbigliamento, anche in questo caso minuziosamente descritto da Lane e molti altri coevi autori e riccamente illustrato da grandi artisti quali Prisse e David Roberts nelle sue dettagliatissime litografie , risulta evidente la stretta somiglianza con l'abbigliamento dello stesso periodo in uso presso le Cingene Ottomane rappresentate nelle splendide miniature dell'artista Levni.
Il vestiario, prevedeva nelle sue diverse combinazioni l'uso variabile sia di un lungo che un corto abito. Quello lungo,detto "Yelek", che generalmente stretto in vita e dall'ampia scollatura era indossato lasciato aperto dalla vita sino ai piedi.Il più corto, più simile ad un coprpetto era lungo sino al giro vita e sempre dalla profonda scollatura era aderente in vita.
In quest'ultimo caso una gonna (Tob) veniva indossata in mancanza dell'abito lungo.Una aderente "camicetta" dalle ampie lunghe maniche era generalmente indossata sotto i due precedenti indumenti. Comune alle possibili varianti era sempre l'uso dell'ampio ed a volte decorato pantalone "shintyan" (harem pants). Immancabile naturalmente l'uso della fascia annodata sui fianchi, ricordo forse ancestrale degli antichi costumi rituali, emblema simbolico della dea Ishtar, le ricche decorazioni tra i capelli e la ricorrente mancanza di veli sul volto
Monili, bracciali, cavigliere e orecchini completavano insieme alle immancabili decorazioni con l'henna e l'antico e sapiente uso del khol, usato sia per il trucco che per la stessa protezione degli occhi, l'abbigliamento delle originarie danzatrici Ghawazee del Diciannovesimo secolo.
Secondo la descrizione riportata da Wendy Buonaventura nel suo libro "Il serpente e la sfinge", nell'Egitto del IX secolo, al tempo di Harun al Rashid, periodo questo considerato come l' età d'oro della musica e delle arti nel mondo Arabo, la presenza di danzatrici non aveva confronti con l'esiguo numero di cantanti. Si scelse quindi di istruire alcune di queste danzatrici anche nell'arte della musica e del canto. Il risultato fu quello di avere avuto sino alla metà del XX secolo delle superbe interpreti abili sia nella danza, nel canto e nella musica.
Il nome Almeh o Almee, al plurale Awalim, deriva dalla parola Araba "Alema" e sta a significare "una donna istruita". È proprio la ricevuta "istruzione" che rendeva questa categoria estremamente raffinata e privilegiata a cui era consentito l'ingresso agli ambiti sociali più ristretti e primo tra tutti il riservatissimo Harem.
Esiste purtroppo, in merito a questo argomento, molta confusione in quanto nelle descrizioni riportate da molti autori del XVIII e XIX secolo la figura della Almeh viene confusa con quella delle famose interpreti Ghawazee.
La grande differenza tra queste due distinte categorie di interpreti si basa sul fatto che le Ghawazee sono da considerarsi come interpreti "popolari" di bassa estrazione sociale, che si esibivano prevalentemente in spettacoli di strada, al pari degli ambulanti alla presenza di un qualsiasi pubblico "pagante".
Le Almeh, sicuramente più raffinate ed appartenenti ad una classe sociale più elevata avevano libero accesso ed erano assai gradite presso i ranghi sociali più elevati, esibendosi prevalentemente in presenza di un pubblico femminile nelle arti del canto e della danza con eleganza ed estrema raffinatezza. Altra particolarità che distingueva questa specifica categoria, era la rigida consuetudine di portare sempre, a differenza delle ghawazee, il velo nei luoghi pubblici.
Le prime notizie documentate sull'esistenza negli harem Egiziani di "donne musiciste" abili sia nella danza che nel canto si devono attribuire agli scritti del Francese Savary risalenti al 1785. Da questa data in poi, come già accennato, la limitata documentazione di cui disponiamo confonde spesso queste due differenti ma ben distinte "figure professionali".
Anche avvalendoci del supporto visivo, quello che per intenderci è stato rappresentato nelle opere degli esponenti della corrente degli orientalisti, non permette una chiara distinzione di queste due ben distinte interpreti. Due tra dipinti più noti, "The Dance of the Almeh" e "Almeh with pipe" entrambi eseguiti dal grande Jean-Leon Gerome, raffigurano tutti e due una "ipotetica" quanto forse improbabile Almeh.



The dance of almeh
The almeh with pipe

Le due raffigurazioni, ovviamente simili tra loro differiscono fortemente dalle seppur esigue informazioni di cui siamo in possesso. L'abbigliamento, l'assenza del velo e la rappresentazione di fronte ad un pubblico "esclusivamente" maschile lascia pensare ad una interpretazione più vicina alle caratteristiche di una Ghawazee piuttosto che ad una Almeh. Anche il solo confronto visivo con la prima immagine "Almee ou danseuse egyptienne" mette in evidenza la netta discrepanza con un abbigliamento fondamentalmente diverso e decisamente più "castigato". La diversità di informazioni in nostro possesso è quindi molto contraddittoria e non permette una valutazione effettiva sull'argomento. Si deve forse alla originaria danza delle Almeh l' attuale Raqs Sharqi che trova nella raffinata esecuzione e nella elegante gestualità delle braccia la sua forse più possibile erede.
La figura delle Almee, rinomate nelle arti canore, musicali e della danza, ha il suo inevitabile declino intorno agli anni 30. Epoca questa di cambiamenti che contrariamente ad una propria origine culturale mirata allo straordinario connubio tra canto e danza, si sposta esclusivamente verso l'intrattenimento visivo ed esibizionistico sviluppandosi secondo direttrici prettamente occidentali che portarono a quella particolare esecuzione della danza comunemente detta stile "cabaret".
Il cinema egiziano ha reso note grandi danzatrici come Tahia Carioca, Samia Gamal, Neima Akif.


Ghawazee





domenica 25 agosto 2013

Danza Orientale




La danza orientale è tradizionalmente praticata dalle donne, perché esprime interamente la femminilità, la vitalità e la sensualità. La danza orientale è unica nel suo genere: esistono diversi stili, che cambiano a seconda del Paese d'origine, come la danza col velo. In generale, questa danza è caratterizzata dalla sinuosità e dalla sensualità dei movimenti: è di effetto sia con musiche ritmate che lente. Di solito è praticata da danzatrici professioniste.
La pratica della danza orientale è giunta in Europa e in America grazie ai cabaret degli anni trenta e quaranta: è da questo periodo, ma soprattutto dagli anni novanta, che questa danza è diventata famosa in tutto il mondo.
La danza orientale è particolarmente adatta al corpo femminile, perché aumenta la flessibilità e la tonicità del seno, delle spalle, delle braccia, del bacino, ma soprattutto della pancia: gli addominali sono coinvolti profondamente nei movimenti, modellando la linea e giovando agli organi interni. Tonifica le cosce, migliora l'agilità delle articolazioni e sembra ritardare l'osteoporosi, migliora la postura e rafforza il pavimento pelvico. Inoltre, la danzatrice orientale ha il diritto di essere in carne - le danzatrici formose sono le più apprezzate - e può mostrare le proprie forme, come una statua di Maillol. Quello che importa non è la rotondità ma la sensualità, la grazia e la sinuosità dei movimenti.